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Copertura sui Metalli
LME ACCESSO DIRETTO
Trading Metalli Non Ferrosi
Le aziende del settore metalli possono disporre della prima piattaforma trading che può operare direttamente online sul mercato dei Metalli al LME di Londra. Accesso diretto evitando di utilizzare intermediari.
Dal pc aziendale con il trading online è possibile inserire il prezzo direttamente sul mercato LME e coprirsi sul prezzo dei metalli, con prezzi real time e commissioni dimezzate. Metalli non ferrosi, cioè Alluminio, Rame, Nickel, Zinco, Stagno, Piombo, Nasaac.
Quotazioni e Trading Diretto.
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Prezzo Alluminio.
Il prezzo dell'alluminio in Cina supera il prezzo LME. Il prezzo LME dell'alluminio ha sottoperformato nettamente nell'ultimo mese, anzi, è l'unico dei metalli più importanti negoziati sul mercato con caduta di prezzo oltre i termini previsti. Prezzo dell'alluminio cinese, al contrario del LME , ha continuato ad aumentare, mentre le scorte sono diminuite, riflettendo la solida domanda nel mercato interno. Due mercati e due prezzi dell'alluminio? Il London Metal Exchange non è più efficace o sono scostamenti di prezzo stagionali?Trading Metalli Forum
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| Metalli - La Cina Spinge i Prezzi |
| Metalli - News Metalli |
Metalli: Domanda Viziata da PechinoMetalli con prezzi in salita nonostante la crisi economica. Metalli industriali, come rame, ferro, stagno e alluminio, comperati a mani basse con le industrie che chiudono. Molto strano questo andamento delle materie prime industriali. Come si può spiegare un aumento dei prezzi dei metalli in recessione? In piena crisi economica i cinesi hanno fatto una scommessa sui metalli e le materie prime. Hanno scommesso sulla ripresa ed hanno fatto ripartire il Baltic Dry index, l'indice dei noli marittimi, caricando sulle navi enomi quantità di materie prime, mentre la crisi americana era ancora in piena discesa e non se ne vedeva il fondo. Attualmente i prezzi dei metalli sono falsati dalla Cina che ha una previsione di crescita per il prossimo anno intorno all'8%. Tuttavia ora le scorte di metalli della Cina sono a livelli ottimali ed i rischi finanziari connessi all'esposizione sui metalli, già alti, non dovrebbero più salire per evitare rischi finanziari. Accesso Diretto al LME - Prova gratis la DEMO Sul trend delle commodity pesano gli acquisti cinesi più che i segnali di ripresa globale. Gli investitori in materie prime guardano la Cina e si preoccupano. L'indice S&P Global natural resources, nell'ultimo mese (fino al 24 agosto e calcolato in euro) ha guadagnato l'1,51%, ma tra la metà di luglio e la metà di agosto aveva messo a segno rialzi superiori al 10%. "Il problema è che questa performance è legata principalmente ai massicci acquisti che vengono effettuati da Pechino e non da una maggiore richiesta a livello mondiale", spiega una nota Morningstar. Spinto da facili crediti bancari e da un piano di stimolo economico da 540 miliardi di dollari il Paese del drago si è lanciato in quella che da molti viene definita la più grande scommessa speculativa della storia. Le acciaierie cinesi dall'inizio dell'anno hanno importato quasi 300 milioni di tonnellate di ferro: il 29% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Secondo uno studio della società di consulenza Cru International, nel primo semestre la Cina ha acquistato 460mila tonnellate di rame in più rispetto alle sue reali esigenze, mentre sta raccogliendo nei magazzini enormi quantità di stagno e alluminio. La conseguenza è stata un aumento dei prezzi a volte superiore al 50% al London Metal Exchange. Prova gratis la DEMO per l'accesso al LME L'influenza della Cina sui prezzi delle commodity è testimoniata dall'andamento del rame, di cui il Paese è il principale acquirente. Dopo essere raddoppiate dall'inizio dell'anno, le quotazioni sono scese negli ultimi giorni in seguito alle parole del premier Wen Jiabao su un possibile rallentamento dell'economia, oltre che dell'annuncio dell'aumento delle scorte. Secondo alcuni analisti, la smania di accaparramento da parte della Cina potrebbe produrre due scenari differenti. Ed entrambi non sarebbero positivi per l'economia mondiale. Primo: se la congiuntura globale dovesse riprendersi, il Paese asiatico potrebbe iniziare a inondare i mercati internazionali con i suoi beni a basso costo, rallentando il risveglio delle aziende domestiche e spingendole a chiedere misure protezionistiche. Secondo: se l'economia mondiale non dovesse riprendersi, il sistema bancario cinese si troverebbe con i miliardi di debiti sottoscritti dalle aziende che hanno riempito i magazzini di commodity. Da inizio anno ad aprile le aziende del settore hanno chiesto linee di credito per l'equivalente di 575 miliardi di dollari: il 17% del Pil cinese nel 2008. Secondo l'agenzia di rating Fitch solo due delle 16 maggiori banche del Paese hanno un Tier 1 (il rapporto fra capitale investito, riserve, al netto dei prestiti inesigibili, e gli asset) superiore all'8%, che è il livello considerato ottimale per avere stabilità finanziaria. Morningstar Prova Gratis la DEMO della Nuova Piattaforma di Accesso al LME |
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